06
Dic-2019

I Serpenti ed il Cobra. Mitologia e simbolismo

SERPENTI E COBRA MITOLOGIA E SIMBOLISMO

Da sempre i serpenti hanno spaventato ma anche affascinato gli uomini per il loro potere mortale ed il loro mistero. Fanno parte dell’immaginario di numerosi popoli ed a seconda delle culture assumono valenza positiva o negativa.

Nel simbolismo occidentale siamo abituati alle raffigurazioni del dio/salvatore contrapposto al serpente/tentatore che è sgradevole e pericoloso, ma in India, secondo la tradizione buddhista, “all’apparire del redentore sulla terra tutti esultano, insieme agli dei, compreso il serpente”. Nella mitologia indù la sua valenza è positiva, tra il dio ed il serpente non c’è antagonismo, il serpente non è il tentatore, ma una forma dell’energia vitale e considerato un essere soprannaturale.

I serpenti sono uno dei più importanti archetipi. Sono simboli della terra: ci strisciano sopra e ci vivono all’interno. Nella mitologia greca sono i simboli della dea Era, la madre terra. Sono simboli dell’energia fecondante e vivificante delle acque terrestri, simboli fallici nel tantrismo, simboli della forza vitale che causa le nascite e le rinascite.

Gli viene attribuita un’incredibile vitalità perché riescono a cambiare completamente la loro pelle. Questo lo rinnovamento stagionale (vanno in letargo e cambiano la pelle) li ha fatti diventare il simbolo della continuità della vita, della ciclicità, del legame con l’aldilà.

I serpenti sono anche grandi simboli di trasformazione perché possono sperimentare vari elementi: strisciano sulla e nella terra dove hanno la loro casa, possono immergersi nell’acqua, il calore/fuoco gli fa cambiare la pelle, possono salire sugli alberi e penzolare nell’aria e si dice “possano danzare tra le nuvole come un fulmine”.

L’UROBORO

Uroboro

Viene chiamato Uroboro o Uroborus il serpente rappresentato mentre si morde la coda formando così un cerchio. Simbolo di continua ri-creazione. E’ un simbolo associato all’alchimia. Rappresenta la natura ciclica delle cose, la teoria dell’eterno ritorno, un ciclo che ricomincia dopo aver raggiunto la propria fine. In alcune immagini l’Uroboro viene raffigurato mezzo bianco e mezzo nero, richiamando così anche il simbolo dello yin e yang, mostrandoci la natura dualistica delle cose e che gli opposti non sono in conflitto tra loro ma equilibrati.

IN INDIA – SERPENTI E COBRA MITOLOGIA E SIMBOLISMO

Nei testi sacri dell’induismo si trovano molte favole e racconti con protagonisti i serpenti. In India si celebrano molte feste in onore dei serpenti. Si depongono offerte di latte e banane per chiederne la protezione. Si crede che non prendersi cura dei serpenti, susciti la loro ira e, magari, provocare malattie all’interno della famiglia. Un serpente che entrava in una capanna o in una casa era considerato una benedizione divina. In passato i serpenti erano considerati tra i possedimenti familiari e gli atti di vendita potevano menzionare “il serpente di famiglia” come uno degli articoli venduti insieme ai terreni.

GLI DEI SERPENTI

Nel mondo umano gli dei serpenti vengono chiamati naga (maschile) e nagini (femminile). Sono considerati come dei geni superiori agli esseri umani, custodi dell’energia vitale che è accumulata nella terra e nelle acque. Questi dei serpenti vengono spesso chiamati dvarapala che significa i guardiani della porta e vengono raffigurati sui lati dei portali dei templi indù e buddhisti.

Le immagini votive che li rappresentano vengono chiamate nagakala. Sono lastre di pietra decorate e vengono lasciate all’entrata dei villaggi, nei cortili dei templi oppure sotto alberi sacri, spesso sotto un albero di pipal o nimba, tra le cui radici si crede ci siano le abitazioni dei serpenti. Dopo che l’artigiano aveva completato la lastra votiva, la immergeva in uno stagno e ce la lasciava per circa sei mesi perché potesse assorbire l’energia vitale dell’acqua. Poi la lastra veniva trattata con specifici rituali e mantra per poi essere definitivamente posata. Le donne che desideravano avere dei figli erano solite portare doni a queste immagini dei naga.

Caduceo

Quello che ci può colpire di queste raffigurazioni è che mostrano due serpenti intrecciati, come nelle rappresentazioni del caduceo. Nella cultura del mediterraneo troviamo due serpenti intrecciati attorno al bastone del dio Ermes. I bramani indiani ci spiegano che due serpenti intrecciati simboleggiano due dei tre principali canali di energia vitale (ida e pingala) della fisiologia yoga.

Gli dei serpenti spesso vengono raffigurati come metà serpenti e metà umani. Belli con tre/sette/dieci teste e con denti velenosi. Molto coraggiosi, pericolosi e forti. Coperti di gioielli, con la corona e grandi orecchini ad anello. Alcuni sono blu, altri rossi e altri bianchi. Appartengono a varie tribù. Non sono ostili con gli esseri umani con i quali qualche volta si sposano. Vivono nel mondo dei serpenti o mondo sotterraneo, uno spazio immenso pieno di palazzi, case, torri e giardini. Combattono una lotta mortale con l’aquila Garuda per il possesso del nettare dell’immortalità, l’amrita.

Tra le vari leggende si narra che, quando il Buddha cominciò a predicare la sua dottrina, si accorse che per gli uomini sarebbe stato difficile comprenderla e accettarla nella sua interezza. Decise così di affidarla ai naga che l’avrebbero custodita fino a che l’umanità non sarebbe stata pronta ad accoglierla. Il saggio chiamato Nagarjuna si racconta sia stato iniziato al buddhismo dal re dei serpenti e poi lo insegnò agli uomini.

Le dee dei serpenti e regine di questi mondi sotterranei sono le nagini che governano anche le acque dei laghi, dei fiumi e dei mari, dove si è originata al vita. Sono celebri per la loro intelligenza ed il loro fascino. Bhogavati è “la città dei godimenti”, è il nome che viene dato al mondo sotterraneo collocato ben sette strati nella profondità della terra, ma è anche il nome di una dea serpente, potente regina che vive e governa il mondo sotterraneo.

La leggenda dei naga sembra originare da più fonti che si sono mescolate e fuse tra di loro: da una parte il culto legato ai serpenti considerati geni degli alberi e dei fiumi; dall’altra parte il ricordo di antichi clan non ariani che adoravano i serpenti.

IL COBRA IL RE DI TUTTI I SERPENTI

Il cobra è il rettile indiano per eccellenza perché è il più comune e temuto. Bhujanga in sanscrito è il serpente cobra, significa “che strisciano sulle spalle”. E’ il grande naga, il re di tutti i serpenti. Fin dall’antichità simbolo del dio Shiva che lo porta arrotolato al collo, ai polsi e alle caviglie ad indicare lo scorrere del tempo. Nel passato, nell’est e nel sud dell’India c’erano dinastie di sovrani che venivano raffigurati con una testa di cobra sulla corona.

PICCOLI CENNI DI MITOLOGIA

Vishnu e il cobra

Nella mitologia indù, generalmente, oltre le raffigurazioni del dio Shiva con il cobra, troviamo anche il dio Vishnu, che viene raffigurato mentre riposa sdraiato su un serpente cobra chiamato Ananta (che può essere tradotto in infinito, senza fine) oppure Shesha (tradotto in residuo oppure resto). Questo immenso serpente mitologico, simbolo di eternità, ha nove teste con i cappucci aperti per proteggere il sonno del dio. Si narra nella mitologia che quando il cobra sbadiglia la terra si scuote e il suo respiro spande nel cielo il sandalo.

Nella tradizione buddhista invece si narra che il Buddha era seduto in profonda meditazione sotto l’albero del re serpente Mucalinda. Mucalinda era un cobra gigantesco che viveva proprio tra le radici di quell’albero. Il serpente si accorse dell’arrivo di una forte tempesta, uscì dalla sua tana, si attorcigliò per sette volte intorno al Buddha e con la sua testa con il cappuccio aperto lo coprì come un ombrello per tutti e sette i giorni che durò la tempesta.

KUNDALINI – PICCOLI CENNI

Nella visione proposta dal tantrismo incontriamo kundalini che rappresenta la forma per eccellenza della nostra energia vitale. Viene raffigurata all’interno del corpo umano nel pavimento pelvico alla punta dell’osso sacro come un serpente femmina addormentata e arrotolata su sé stessa in tre spire e mezza. Kundalini addormentata e avvolta su sé stessa, rappresenta l’energia vitale latente dentro di noi, profonda, incontrollata, talvolta inquietante, ma che quando si distende per risalire nel canale centrale (sushumna) mette a disposizione dello yoghi quell’energia presente come pura potenzialità dentro ogni essere. Nella Hathayogapradipika troviamo: “Come il Signore dei serpenti è il sostegno delle diverse regioni della terra con le sue montagne e le sue foreste, ugualmente kundalini è il supporto di tutti i metodi dello yoga”.

YOGA RATNA

Sarpasana

Sarpasana

Bhogavatiasana

Bhogavatiasana

Nello yoga ratna, metodo yoga ideato dalla maestra Gabriella Cella, troviamo due posture che sono rappresentazioni serpentine: SARPASANA, la postura/torsione del serpente, e BHOGAVATIASANA, la postura/torsione della dea Bhogavati, la dea dei serpenti. Sono entrambe posture in cui portiamo la schiena in torsione spinale. Entrambe coinvolgono la parte bassa del corpo e simboleggiano il movimento strisciante e spiraliforme dei serpenti e dell’energia vitale (energia kundalini).

Con la pratica costante ed il mantenimento di queste posture, sostenute da un respiro calmo e profondo, manteniamo elastica la nostra colonna vertebrale, ci aiutano in caso di mal di schiena (a prevenirlo e ad alleviarlo), portano un dolce massaggio agli organi interni addominali. La parte alta del corpo in queste posture rimane ferma e rilassata. Ricordiamoci che i serpenti non hanno le braccia!

Nelle nostre lezioni di yoga ratna spesso pratichiamo queste posture di torsione, se sei interessato a provare una lezione contattaci.

Bujangasana

Invece in BUJANGASANA, la classica postura yoga del cobra, la schiena viene inarcata e ci solleviamo da terra come il cobra prima di attaccare. Nell’esecuzione ricordiamoci che la parte inferiore del corpo rimane sul tappetino. Con il suo mantenimento tonifichiamo i reni e l’apparato genitale, elasticizziamo la colonna vertebrale, tonifichiamo i muscoli della schiena, sviluppiamo l’area toracica, aiutiamo la digestione. E’ di aiuto nel regolarizzare i cicli mestruali, a tonificare ovaie e utero. E’ controindicata o da praticare con cautela in caso di discopatie e ernie discali o ombelicali. Non la eseguiamo in gravidanza. Questa asana viene annoverata tra quelle classiche descritte nella Gheranda-samhita, in cui troviamo al cap. II,42-43: “bhujangasana: si distenda a terra, volgendo il volto verso il basso, la parte inferiore del corpo, dagli alluci all’ombelico; poi puntando a terra le palme delle mani, si sollevi in alto il corpo, proprio come un serpente. La pratica costante di bhujangasana aumenta il calore corporeo, distrugge tutte le affezioni e risveglia la dea serpente Kundalini”.

BIBLIOGRAFIA

Questi brevi cenni riguardanti i serpenti, i cobra e lo yoga ratna derivano da questi libri: Enciclopedia dello yoga di S. Piano; Tantra di A. Van Lysebeth; Yoga l’armonia delle sequenze + Yoga facile + Yoga ratna di G. Cella; Yoga per bambini di G. e M. Cella; Teoria e pratica dello yoga B.K.S. Iyengar; Un indovino mi disse di T. Terzani; L’ordine simbolico del femminile di C. Ceccarelli newsletter n.7/2016 scuola s.i.y.r.; Insegnamenti sullo yoga (Gheranda-samhita) a cura di S. Fossati; Miti e dei dell’India di A. Danielou; Dizionario dell’induismo di M. e J. Stutley.

1

 "Mi piace" / 0 Commenti
Condividi questo articolo:

Archivio

> <
Jan Feb Mar Apr May Jun Jul Aug Sep Oct Nov Dec
Jan Feb Mar Apr May Jun Jul Aug Sep Oct Nov Dec
Jan Feb Mar Apr May Jun Jul Aug Sep Oct Nov Dec
Jan Feb Mar Apr May Jun Jul Aug Sep Oct Nov Dec